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IL
DRAMMA DI GESÙ
Poche
persone capiscono il dramma di Gesù e la ragione per
cui i giudei rifiutarono di riconoscerlo
come il Messia atteso. La ragione é che Gesù
rifiutò di restaurare un Regno giudaico,
perchè Egli aveva rivelato che il Regno di Dio "non
è di questo mondo" (Giov 18,36). Così, uno
Stato religioso, sia esso ebreo, cristiano o musulmano,
è ugualmente condannabile da Dio.
Infatti,
Dio è per tutti i credenti, gli Stati, invece,
appartengono ciascuno a tutti i suoi cittadini, credenti e
non credenti.
Sionismo
contro Giudaismo
Il
dramma di Gesù è il sionismo, la
politicizzazione del giudaismo. Il problema è tutto
là! L'essenza del giudaismo è spirituale.
Questa fede in Dio cominciò 4000 anni fa con Abramo
al quale il Creatore si rivelò per farSi conoscere
attraverso lui, da tutti gli uomini. L'intenzione
Divina non era di creare una corrente politica giudea
ristretta, ma di espandere la conoscenza del Dio unico. Nei
secoli, il sionismo ha soffocato il giudaismo al punto di
ridurlo ad un nazionalismo giudeo. Gli Ebrei credevano di
dover tradurre la loro fede in uno Stato nazionale. Il
giudaismo è una fede o uno Stato? Nell'ottica di Dio,
i due non sono compatibili. Tutto il dramma è
qui!
Storia
della politicizzazione del Giudaismo
Il
giudaismo assunse un'identità politica nel XI°
secolo A.C., dopo l'entrata degli Israeliti in Palestina. Da
quell'epoca, la comunità giudea voleva trasformarsi
in un regno: "La gente d'Israele disse a Gedeone: -Tu regna
su di noi, tu, i tuoi figli e i tuoi nipoti
-"; Gedeone
rispose loro: "Non sono io che regnerò su di voi,
né i miei figli, non più, poiché
è Dio che dovrà essere vostro Re" (Giudici
8,22-23). Gedeone aveva compreso il pericolo di una tale
dinastia politica e rifiutò il progetto, come
Gesù dopo di lui, dichiarando che Dio è
l'unico Re.
Ci fu
un secondo tentativo un secolo più tardi sotto
Samuele. Questa volta, un regno giudeo fu stabilito con Saul
come primo re, ma contrariamente alla volontà
esplicita di Dio e del profeta Samuele. In effetti, Dio si
considerò detronizzato dai Giudei e dichiarò a
Samuele: "
Essi hanno rigettato Me perché Io non
regni più su di essi" (1 Samuele 8,7).
Dopo
l'instaurazione del regno di Saul, Samuele invitò la
comunità israelita al pentimento ed a riconoscere il
torto di aver scelto un uomo come re: "Riconoscete
chiaramente quanto grave è il male che avete commesso
nei riguardi di Dio domandando per voi un re" (1 Samuele
12,17). E i giudei ammisero: "Noi abbiamo aggiunto a tutti
nostri errori il peccato di aver chiesto per noi un re" (1
Samuele 12,19). La politicizzazione del giudaismo è
così condannata, dalle origini, dagli stessi che
l'hanno istituita.
Nei
secoli più tardi, i profeti ricordarono ai giudei la
loro propensione verso la politica. Dio disse attraverso il
profeta Osea: "Hanno (gli israeliani) creato dei re, che io
non ho designato; hanno scelto capi a mia insaputa" (Osea
8,4). Egli disse ancora: "Io ti distruggerò, Israele,
e chi potrà venirti in aiuto? Dov'è ora il tuo
re che ti possa salvare? Dove sono i capi in tutte le tue
città
di cui dicevi: Dammi un re e dei capi? Ti
ho dato un re nella mia ira e con sdegno te lo riprendo"
(Osea 13,9-11).
Infatti,
il regno fu tolto ad Israele dopo l'invasione babilonese
sotto Nabucodonosor nel 586 A.C. . Il tempio di Salomone fu
distrutto, gli ebrei furono deportati in Babilonia e la
monarchia, la dinastia di Davide, da allora, cessò in
Israele. (2 Re 25,8-22 / 2 Cronache 36,17-21).
Da
quell'epoca, gli Israeliani ebbero la nostalgia di questo
regno davidico, dimenticando totalmente che l'unico re
è Dio. Nei secoli che seguirono l'invasione
babilonese, gli israeliti tentarono spesso di ristabilire il
loro regno in Israele. Essi vedevano nel Messia la sola
persona capace di ristabilire questo regno davidico. Questo
regno terrestre divenne la loro ossessione. Come il vecchio
Simeone e Anna, essi aspettavano con tutte le loro forze
questa "consolazione d'Israele, questa "liberazione di
Gerusalemme" (Luca 2,25-38).
Nel
primo secolo A.C, sotto l'impero Romano, gli ebrei provarono
a ristabilire un regno con l'aiuto dei Romani. Il primo re
fu Erode il grande. Egli non ottenne il consenso del popolo,
non essendo della discendenza di Davide, ma un discendente
dei Maccabei (della tribù di Levi). Inoltre, Erode
non era che un agente al servizio dei Romani, scelto da loro
per calmare gli ebrei che erano alla ricerca di un
regno.
Ora,
gli ebrei volevano un regno autonomo diretto da una dinastia
davidica. Essi cercarono dunque di sollevarsi, allo stesso
tempo, contro Erode e contro i Romani per stabilire il loro
regno. Essi credevano, però, che dovesse prima
apparire il Messia che radunasse il popolo per combattere
contro i Romani. Questa nostalgia, crescente, di un regno
israeliano eclissò totalmente la dimensione
spirituale del giudaismo. Il Messia era atteso solamente per
"salvare" Israele militarmente, per restaurare un vasto
impero ebreo, un "Grande Israele" somigliante a quello di
Salomone.
Giovanni
Battista
Vedendo
Giovanni Battista attaccare Erode, i nazionalisti lo
scambiarono per il Messia e una folla numerosa
cominciò a seguirlo. Egli stesso disse, invece, alla
folla che un altro più potente e più
importante sarebbe apparso (Ma 3,11 / Giov1,26-37). Anche
per Giovanni Battista questo Messia che doveva venire non
poteva essere che un guerriero liberatore. Egli stesso non
comprendeva il comportamento di Gesù e, "
mentre era in carcere, avendo sentito parlare delle opere
del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi
discepoli: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo
attenderne un altro?" (Mat 11,2-3). Si aspettava che
Gesù radunasse il popolo per combattere. Ora "queste
opere" del Cristo delle quali egli intendeva parlare, erano
quelle di un misericordioso che perdona e di un guaritore,
non di un rivoluzionario giudeo. Queste opere spirituali non
potevano soddisfare i nazionalisti, dei quali Giovanni
faceva parte.
Ecco
perché, senza dubitare di Gesù come inviato
divino, Giovanni manda i discepoli per domandarGli se fosse
egli il Messia atteso, o "se dovevano aspettarne un altro"
come Messia per guidare la rivolta. Egli non aveva ancora
compreso la dimensione spirituale della liberazione. Ecco
perché Gesù aveva detto che Giovanni Battista
è, a causa della sua concezione materialista del
regno, più piccolo del più piccolo d'innanzi
al Regno dei Cieli, poiché il più piccolo
aveva capito che questo Regno è interiore nell'anima.
Giovanni Battista non l'aveva capito (Mat
11,2-11).
Ancora
oggi, tutti quelli che non accettano questa dimensione
attendono ancora "quest'altro Messia" per restaurare il
regno politico in Israele.
Gesù
All'epoca
di Gesù, gli ebrei avevano già perduto la
nozione spirituale della salvezza. I migliori fra loro
comprendevano questo fatto politicamente. Per questi il
Messia doveva nascere da una famiglia d'alto rango o ricca e
potente di Gerusalemme, capace di mobilitare il popolo per
combattere. Paradossalmente Gesù nasce in una modesta
famiglia nel lontano villaggio di Nazareth: "Da Nazareth
può nascere qualcosa di buono?" (Giov
1,46).
Un
povero carpentiere non ha gratificato l'orgogliosa attesa
degli israeliani. La sua missione principale era di
ristabilire il giudaismo nella sua purezza originale,
spirituale, liberandola dalla politica. "Il mio regno non
è di questo mondo", Egli aveva detto (Giov 18,36).
Attraverso Gesù, Dio doveva riconquistare il suo
Trono nei cuori dei credenti. Questo regno non doveva
limitarsi ai soli ebrei, ma a tutti gli uomini di buona
volontà del mondo intero.
Gesù
apparve parlando di un Regno di Dio. Gli ebrei credettero in
Lui vedendolo operare miracoli, ma essi videro in Lui il
liberatore politico e militare. Invece di rispondere al Suo
invito al pentimento, la loro reazione davanti a questi
miracoli fu nazionalista.
Essi
volevano obbligare Gesù con la forza ad essere il re
politico d'Israele, che ristabilisse il regno ebreo di
Davide, Egli che proveniva dalla discendenza di Davide.
Infatti, Giovanni, nel suo Vangelo ci ha detto che gli
ebrei, dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani,
credettero in Gesù, poiché dissero: "E'
veramente Lui il Profeta che deve venire nel mondo". La loro
reazione, però, davanti a questi miracoli non fu
spirituale, visto che Giovanni aggiunse : "Gesù,
sapendo che stavano per venire a prenderlo per farLo
re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto
solo" (Giov 6,14-15).
Bisogna
sottolineare che questo fatto passa inosservato : "Essi
vennero a prenderLo per farLo re
e Gesù
si ritirò". Gli ebrei non vennero per "sollecitare"
Gesù, né per "offrirGli" il regno israeliano,
ma per imporglierLo. Egli non aveva altra scelta che fuggire
davanti a questo fatto per non tradire la sua missione. Non
aveva già respinto l'offerta dell'impero israeliano
dalle mani del diavolo? (Mat 4,8-10).
In
questi versetti appare il dramma di Gesù
perché, davanti alla sua perseveranza nel rinnegare
il regno d'Israele, gli ebrei finirono per rinnegarlo, a
loro volta, come Messia.
I
nazionalisti se la presero con Gesù e lo giudicarono
non patriota poiché Egli non aveva messo la sua
potenza miracolosa al servizio della nazione e del trono.
Perciò, essi lo accusarono di "ingannare il popolo"
(Giov 7,12). Gli ebrei, vedendolo agire e parlare in questo
modo, nutrivano delle false speranze di una restaurazione
nazionale : "Noi speravamo che fosse lui a liberare
Israele", dissero due dei suoi discepoli dopo la sua morte
(Luca 24,21). Vedendo che Gesù non soddisfava le loro
speranze politiche, i capi ebrei conclusero che questi
miracoli venivano dalla potenza del diavolo (Giov 10,20 /
Mat 12,24-28). Essi ottennero infine che Gesù venisse
crocifisso poiché, tramite il suo messianismo
spirituale, che galvanizzava le folle, era divenuto un
ostacolo alla realizzazione del loro scopo politico e
nazionalista (Giov 7,37-52 / 12,10-11).
Gesù,
però, non è il primo ebreo ad avere rifiutato
un regno israeliano, sapendo che questo era contrario alla
volontà di Dio. Gedeone, Samuele e Dio stesso non si
erano pronunciati contro la realizzazione di un tale regno,
"Essendo Dio l'unico Re?"
Gesù
ha avuto molte difficoltà a spiegare ai suoi amici,
più intimi, il suo Regno spirituale. A più
riprese Egli aveva preparato i suoi apostoli alla sua messa
in croce, non al combattimento contro Erode ed i Romani. Il
Regno del quale Egli parlava loro non aveva nulla di
politico e il suo linguaggio non è mai stato quello
di un nazionalista. Egli non parlava mai di un regno
davidico, ma di un Regno dei Cieli. Essi si aspettavano che
Egli dicesse per esempio: "Figli d'Israele, voi fieri
discendenti di Giacobbe ed eredi della terra promessa, non
esitate a prendere le armi e a liberare la terra dei vostri
padri dai vostri nemici ecc
". Ora, i suoi discorsi, al
contrario, erano d'altro genere: "Beati i poveri in spirito,
perché il Regno dei Cieli è loro, beati i
dolci
beati i misericordiosi
(Mat 5,1-12)
Il Regno dei Cieli si può paragonare a un uomo che ha
seminato del buon seme nel suo campo
(Mat
13,24)
Amate i vostri nemici, pregate per i vostri
persecutori
(Mat 5,43-45)".
Ai
farisei che gli domandavano quando sarebbe arrivato il Regno
di Dio (per loro il regno davidico) Gesù rispose :
"Il Regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione
e nessuno dirà : Eccolo qui! O eccolo là!
Perché il Regno di Dio è in voi!" (Luca
17,20-21). Essendo questo Regno interiore, dunque non
bisognava più aspettarne un altro esteriore. Nessuno
in Israele si aspettava quel genere di regno, nè
questo messianismo. La corrente nazionalista aveva sedotto
tutti gli ebrei, inclusi gli apostoli.
Per
istituire questo Regno divino, bisognava distruggere l'idolo
che era il Messia politico. Gesù sapeva che ci
sarebbe riuscito solo sacrificando il suo sangue; Egli
prepara, dunque, i suoi Apostoli a questo avvenimento
drammatico : "Il Figlio dell'Uomo deve essere consegnato
nelle mani degli uomini e lo uccideranno", dice Gesù
ai suoi apostoli. A queste parole, "essi furono molto
rattristati" (Mat 17,22-23), poiché, non vedendo in
Lui che un Messia nazionalista, non immaginavano che
Gesù potesse essere vinto, messo a morte, senza
ristabilire il trono e la dinastia davidica.
Anche
gli apostoli ebbero molte difficoltà a capire la
dimensione spirituale del Regno. Gesù era rimasto con
loro tre anni. Dopo la sua Resurrezione, "Egli si
mostrò ad essi vivo, con molte prove, apparendo loro
per quaranta giorni e parlando del Regno di Dio" (Atti 1,3).
Malgrado questo, essi continuarono a credere che il Regno
fosse politico e gli domandarono, proprio prima
dell'Ascensione: "Signore è in questo tempo che tu
ricostituirai il regno d'Israele ?" (Atti 1,6). Soltanto
dopo la Pentecoste cominciarono a comprendere l'intenzione
del Maestro (Atti 1,7-8 / 11,15-18 / 15,7-11).
Gesù
dovette sostituire nella mentalità dei suoi Apostoli,
la nozione del messia sionista con quella del Messia
spirituale e universale. E' un sottile esorcismo quello che
Egli operò.
Gesù
dovette attendere circa due anni prima di compiere questa
delicata operazione. Dovette assicurarsi che i suoi Apostoli
credessero in modo assoluto in Lui come Messia. Dovette
manifestare la sua potenza tramite miracoli per dare fiducia
in Lui. Fu infatti così che credettero in Lui (Giov
2,11 / 6,14). Soltanto allora Egli domandò loro: "Per
voi chi sono io?". E solo Pietro ebbe il coraggio di
rispondere: "Tu sei il Messia". Gesù lo benedisse,
dicendogli che questa rivelazione gli veniva da Dio (Mat
16,15-17). Il primo passo, per fondare la loro fede in Lui,
come Messia, era così compiuto. Per Pietro e gli
apostoli, però, il messianismo di Gesù, non
poteva essere che nazionalista ; Sì è il
Messia, però il Messia guerriero! Pietro portava
ancora la sua spada fino al momento dell'arresto di
Gesù! (Giov 18,10-11).
Il
secondo passo da compiere, il più difficile, fu la
rivelazione del suo messianismo spirituale; gli apostoli
stessi non potevano neanche immaginarlo. Gesù, dopo
aver ottenuto dai suoi discepoli, per la prima volta, il
riconoscimento come Messia, poté compiere questo
secondo passo che consisteva nel presentare loro il suo vero
volto di Messia spirituale, non nazionalista. E' ciò
che fece annunciando loro, per la prima volta, la sua
prossima messa a morte. Disse loro questo "a partire da
questo giorno" nel quale Lo riconobbero come Messia, non
prima, precisa Matteo (Mat 16,21). Voleva dire loro :
Sì! Io sono il Messia, ma Io non restaurerò il
Regno politico. Affinché voi lo capiate, Io
sarò messo a morte.
La
reazione spontanea di Pietro fu di rifiutare questo annuncio
inatteso: "Dio te ne scampi! Questo non ti accadrà
mai!". Questo gli valse un richiamo severo di Cristo:
"Allontanati da me, Satana, Tu mi sei di scandalo,
perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!"
(Mat 16,21-23). La reazione di Pietro fu dovuta al fatto che
i discepoli non potevano, in quel momento, concepire che il
Messia, il futuro re d'Israele e il salvatore della nazione,
finisse su una croce, come un volgare criminale, essi che lo
immaginavano già sul trono d'Israele, a inaugurare la
nuova dinastia davidica. Il Messia, il re d'Israele, morire
su una croce? Mai! Egli che doveva detronizzare Erode e
cacciare i Romani. Gli apostoli "non comprendevano questa
frase: per loro restava così misteriosa" (Luca
9,44-45).
Bisognava
che gli apostoli subissero da parte del Maestro un reale
lavaggio del cervello, un "battesimo". Egli non poteva
cambiare la loro mentalità se non andando in croce.
Era necessario che morisse il concetto del messia sionista
al quale essi credevano.Bisognava che Gesù morisse
senza restaurare il regno israeliano. Allora doveva
continuare a vivere in loro la fede in Lui come Messia, non
più nazionalista, ma spirituale ed universale. Hanno
capitoquesto regno spirituale solo più tardi, dopo la
crocifissione di Gesù.
Così,
con la morte di Gesù, crolla, nello spirito dei suoi
discepoli, l'idolo sionista. Con la sua morte, Gesù
trionfa sulla morte che è questo nazionalismo: "Io ho
vinto il mondo" disse Gesù, alla vigilia della sua
crocifissione (Giov 16,33).
Dopo
la morte di Gesù, infatti, gli apostoli continuarono
a credere in Lui come Messia. Essi riscoprirono anche la
dimensione spirituale e universale della salvezza. Dio non
è più monopolio degli ebrei, Egli appartiene
al mondo intero : "Forse Dio è Dio soltanto dei
giudei ? Non lo è anche dei pagani? Certo anche dei
pagani!" (Romani 3,29). Al contrario, i nazionalisti
induriti, "coloro che si sono scandalizzati di Lui" (Mat
11,6) e che lo consideravano "una pietra d'inciampo" (Romani
9,30-33), furono scioccati per la sua mancanza di
"patriottismo" e il suo rifiuto. Occorre distinguere tra un
nazionalismo religioso colpevole, creato in nome della fede
-questo è condannato da Dio- e un patriottismo legale
indipendente dalla fede.
Da
notare che il messia sionista rappresenta lo spirito
materialista e dominatore. Questo spirito ha sedotto
innumerevoli Cristiani, lungo i secoli, coloro che non hanno
compreso nulla della Croce di Cristo. Tutti i materialisti
seguono lo spirito del messia sionista e muoiono nei loro
peccati. E' il caso degli Ebrei del passato che hanno
rifiutato di credere in Gesù. E' anche il caso di
tutti coloro che, oggi, rifiutano di credere in Gesù
: "Se non credete che Io sono (il Messia) morirete nei
vostri peccati" (Giov 8,21-24).
Giuda
Quanto
a Giuda Iscariota, il così detto apostolo che
tradì il Cristo, egli non ha mai seguito Gesù
per convinzione spirituale, ma solo per interesse materiale.
Questo risalta dalle parole di Giovanni a questo proposito :
"Era un ladro, e siccome teneva la cassa, prendeva quello
che vi mettevano dentro" (Giov 12,6).
Giuda
credeva che Gesù fosse il Messia nazionalista. La sua
unica ambizione era di vedere restaurato il regno davidico
attraverso Gesù, al fine di ottenere una posizione di
prestigio (ministro delle finanze, per esempio). I miracoli
di Gesù ed i suoi discorsi spirituali lo lasciavano
spiritualmente indifferente. Egli vedeva in Lui, soltanto un
mezzo per ristabilire il regno politico e realizzare le
proprie ambizioni materiali.
Il suo
falso interesse verso le opere e le parole di Cristo appare
nel giudizio di Gesù su Giuda dopo il miracolo della
moltiplicazione dei pani e del suo discorso sul Pane della
Vita: "Ma vi sono alcuni tra voi che non credono".
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli
che non credevano e chi era colui che lo avrebbe
tradito
Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono
indietro e non andavano più con lui. Disse allora
Gesù ai Dodici: "Forse anche voi volete andarvene?"
Gli rispose Simon Pietro: "Signore, da chi andremo? Tu hai
parole di vita eterna." Rispose Gesù: "Non ho forse
scelto Io voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un
diavolo!" Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota:
questi infatti stava per tradirlo, egli uno dei Dodici (Giov
6,64-71).
Giuda
avrebbe fatto meglio a ritirarsi in quel momento come quelli
che come lui non credevano. Se rimase con il gruppo fu
ancora, ed unicamente, per la speranza di realizzare le
proprie ambizioni materiali. Quando Giuda ebbe la certezza
che Gesù non intendeva stabilire un regno politico, e
che non poteva ottenere più niente da Lui, decise di
denunciarLo (Giov 13,2).
L'interesse
materiale di Giuda superava ogni altra considerazione.
Questo si vede nel suo desiderio di denunciare Gesù
ottenendo, almeno, un qualche profitto pecuniario. In
effetti, "trovò i capi del sinedrio" (che cercavano
l'occasione di arrestare Gesù con l'astuzia) e disse
loro: "Quanto mi volete dare perché io ve Lo
consegni? E quelli gli fissarono trenta monete d'argento"
(Mat 26,14-15).
Giuda
è la concretizzazione del dramma di
Gesù.
Gli
apostoli dopo la crocifissione.
I
pellegrini di Emmaus furono costernati dopo la crocifissione
di Gesù, delusi dalla sua morte, poiché
dissero: "Noi speravamo che fosse Lui a liberare
Israele" (Luca 24,21). Infatti, essi si aspettavano una
liberazione politica.
Nel
momento dell'Ascensione, gli apostoli , "quando Lo videro
gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano"
(Mat 28,17). Quale è la natura di questo dubbio? Essi
dubitarono di Lui come Messia poiché Egli non aveva
restaurato il Regno d'Israele. Per questo, gli domandarono
di nuovo: "Signore è questo il tempo in cui
ricostituirai il Regno d'Israele?" (Atti 1,6).
Gli
Ebrei oggi.
Com'è
possibile convincere gli Ebrei di oggi, e particolarmente i
sionisti fra di loro, che Gesù di Nazareth è
il Messia che essi aspettano?
Come
convincerli che il regno a cui aspirano è spirituale
e in favore di tutta l'umanità?
Come
convincerli a rinunciare ad uno stato sionista, politico,
tramite il quale vogliono regnare sul mondo.
Oggi,
il dramma di Gesù si rinnova a causa della
resurrezione del nazionalismo ebreo, incarnato nello Stato
d'Israele. Questo Stato ha sedotto le folle dei cristiani
trascinati a sostenerlo. E ciò, nonostante la messa
in guardia di Gesù: "Guardate che nessuno vi
inganni
Quando dunque vedrete l'Abominio della
Desolazione
.. stare nel Luogo Santo (La Terra
Santa, Gerusalemme)
non seguiteli
" (Mat
24,4-15 / Luca 21,7-8). E invece si sono messi a
seguirli!!
Beati
quelli tra di loro che ascolteranno la voce del Messia
crocifisso, l'unico capace di dare la vera Pace.
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